Roma, Piazza Navona 8 Luglio 2008. Manifestazione contro la legge blocca processi, l'immunità per le alte cariche dello Stato e il pacchetto sicurezza del governo Berlusconi.
E' la prima volta che partecipo ad una manifestazione come questa. L'ho fatto perchè mai come ora sento l'urgenza di contrastare una reale e forte minaccia alla Costituzione Italiana. Tardo pomeriggio splendido a Roma, caldo afoso. Tantissima gente che diventa straripante col passare del tempo, fino a provocare il blocco totale di qualsiasi movimento. C'è non poca difficoltà che in alcuni momenti diventa fastidioso schiacciamento da parte della folla. Sono fortunato perchè del tutto inconsapevole imbrocco il punto della piazza in cui c'è l'entrata al retro palco. Incrocio quasi subito Piero Ricca, al quale, sotto ai miei occhi negano l'accesso per entrare al sotto palco che è riservato ai giornalisti ed è tutto transennato. Lo saluto e gli stringo la mano. Col passare del tempo mi sfilano davanti tutti gli organizzatori, gli aderenti, e gli oratori che si succederanno sul palco: Colombo, Flores D'Arcais, Di Pietro, Diliberto, Travaglio, Pardi, ecc. Ci sono stati interventi anche di Rita Borsellino, Moni Ovadia, Fiorella Mannoia, Andrea Camilleri, Beppe Grillo (in diretta telefonica), Sabina Guzzanti e altri. Purtroppo ignorando che la Guzzanti sarebbe intervenuta sono andato via poco dopo il collegamento con Grillo. Massiccia affluenza e grande folla; tutto questo fa bene a chi c'era e molto male a chi ha scelto di disertare, annunciando tempi biblici per una reazione che altresì, deve essere pronta ferma ed immediata. La miopia politica del Veltroni dialogante fa il resto. Alcune foto della manifestazione.





La folla 


Dal palco 





Le Tv




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Prologo
Ogni volta che sento dire: “La realtà supera sempre la fantasia”, credo d’aver ascoltato una frase fatta, banale ed inesatta; in quanto le ritengo due facce della stessa medaglia. Non potrebbe mai esistere la fantasia senza il sostegno di qualche pur minimo elemento reale che la stimoli.
Scrivo questo perché ho da raccontare brevemente una bella storia.
Il piccolo Alessandro (dodici anni) frequenta la seconda media presso il Conservatorio di S. Cecilia in Roma, ha cambiato sezione, perciò l’intera classe gli è completamente sconosciuta. Comincia rapidamente a prendere confidenza con i nuovi compagni e a stringere amicizie. Quasi altrettanto velocemente nota che tra le compagne ve n’è una che in maniera indiscutibile attrae la sua attenzione. Si chiama Michela, è bionda con gli occhi verdi e studia l’arpa; diciamo pure che Alessandrino è proprio cotto. Comincia a prendere confidenza, standole per quanto possibile sempre più vicino, stimolato anche dalla sensazione che Michelina non disdegna la sua presenza. Naturalmente Alessandrino essendo molto timido non avrà mai il coraggio di dichiararsi apertamente, ma inizia una tenerissima amicizia fatta dallo stare insieme all’uscita di scuola, riempiendo di chiacchiere la passeggiata necessaria ad andare a prendere i rispettivi autobus, che regolarmente si cerca di prolungare alle fermate successive per procrastinare il distacco. Inevitabile arriva la fine della scuola media e i due si perdono di vista con gran dispiacere. Passano diversi anni e pur frequentando lo stesso Conservatorio, salvo un paio di fuggevoli occasioni non si incrociano più: ognuno prende la sua strada. Michela si diploma brillantemente in arpa e si appresta ad iniziare una grande carriera. Scorrono più di venticinque anni, nel frattempo la giovane arpista ha ceduto la priorità al suo talento vocale ed è diventata un soprano di straordinaria qualità e grande successo.
La scorsa estate, nella più assoluta casualità navigando in internet quasi inciampo in un annuncio di concerto; trattasi di Michela che tiene un recital vocale a metà agosto. Rimango piacevolmente sconcertato, scopro il suo sito e gli lascio un messaggio. Il resto, iniziato lo scorso Novembre, è la prosecuzione di una scelta che due bambini si fecero trenta anni fa.
Appunti di viaggio
Una settimana d’inusuale intensità si è delineata l’ultima di Maggio. Domenica 25 Maggio, tappa a Napoli, nel bel (per quel che riguarda il restaurato primo piano, il resto purtroppo è in condizioni di abbandono) Palazzo Carafa Maddaloni. Ottimo concerto di Michela in duo col pianista Marco Scolastra, con esecuzioni musicali di autori quali: Longo, Casella, Pilati; particolarmente interessanti in quanto brani di raro ascolto, ispirati e musicati su famosi testi di Di Giacomo e Trilussa. Il Concerto dal titolo: “Echi di Napoli… e non solo”, fa parte di una stagione concertistica che si pone l’obiettivo della riscoperta di autori napoletani oggi ingiustamente dimenticati come Mario Pilati, morto a soli 35 anni nel 1938, che altresì nella sua pur breve vita raccolse successi e consensi.
Alex e Michela
Il giorno successivo partenza per
Kazan è una città di circa due milioni di abitanti, grande, senza essere enorme caotica trafficata e inquinata come Mosca. Si avverte un’evidente voglia di ricostruzione, interi quartieri si stanno edificando sulle rovine dei vecchi palazzi del socialismo reale sostituiti da nuove architetture di vari stili e colori, contrastando fortemente la statica ripetitività cementizia dei vecchi palazzoni sovietici che campeggiano come sopravvissuti. 
Ma anche alcune costruzioni di più antica data, (visto che Kazan è città che ha conosciuto splendore in epoca Zarista), sono finemente ristrutturate, quando ciò è possibile, altrimenti si procede alla demolizione.






Nell’elegante quartiere dove alloggiamo presso l’Hotel “Giuseppe” (il nome è del proprietario italiano, gli italiani non mancano mai, sono dappertutto e qualche volta come in questo caso fanno anche fortuna), poco distante v’è una grande isola pedonale costituita da una lunga strada attorniata da negozi di vario genere. 
La strada sbuca su una grande piazza dove di fronte v’è un enorme centro commerciale. La sensazione è che tutto questo sia qualcosa di molto simile ad una cattedrale nel deserto, i negozi pieni di merce sono pressoché vuoti di clienti, le persone passeggiano e si siedono sulle panchine della strada pedonale. Molti sono giovani che per contro però sembrano presi da uno sfrenato consumismo telefonico. Tutti hanno un telefonino. Gli unici negozi che hanno una frequentazione diciamo vivace, sono quelli che vendono telefonini.
Probabilmente la maggior parte dei beni di consumo più o meno voluttuari, che possono essere il televisore lcd di marca piuttosto che il portatile o la lavatrice ultimo modello, hanno un prezzo ancora troppo elevato per le esigue finanze della classe media lavoratrice. A dire il vero in tutta sincerità pensavo di trovare un’arretratezza economica maggiore; è la prima volta che visito 
Il teatro di Kazan è qualcosa di spettacolare. Completamente restaurato di recente e riportato al suo antico splendore, credo sia uno dei vanti della città. E’ un teatro antico, sopravvissuto alla palingenesi sovietica che volle tutte le cose di epoca Zarista completamente distrutte e ricostruite secondo i canoni estetici della rivoluzione. 




A questo punto devo parlare dei protagonisti. 
L’opera “Tosca” è inserita in un Festival dedicato all’opera italiana, dove l’infaticabile direttore d’orchestra Marco Boemi
(direttore principale all’opera di Kazan da sei anni) affronta in poco meno di dieci giorni “Traviata”, “Tosca”, e un Galà Pucciniano; oltre che nella successiva settimana “Dama di Picche”. Siamo tutti amici, la parte italiana del cast di “Tosca” comprende oltre a Michela Sburlati e al direttore Marco boemi anche Roberto Pellegrino nel ruolo di Scarpia; tutto il resto sono cantanti russi.
Le prove sono pochissime e con non molto tempo a disposizione. Marco, Michela e Roberto, si conoscono da tempo e sono molto affiatati. Tutto procede bene. La regista è anche la direttrice artistica del teatro, una donna energica e con una notevole carica adrenalinica, a tratti sembra un po’ isterica. Qualche incomprensione soprattutto nel merito di alcune scelte registiche che comunque restano dettagli nella totalità della messa in scena che appare quanto mai tradizionale. L’opera Italiana seppur famosissima non credo sia di abituale produzione in questo teatro, quindi la rappresentazione acquista importanza.
L’orchestra è buona con qualche eccellente prima parte.
Marco è bravissimo ad ottimizzare lo scarso tempo a disposizione e plasmare i livelli e le dinamiche dell’orchestra. Persona iper attiva, Marco è uno di quei direttori che (oggi sempre più raramente purtroppo) si accostano allo studio e alla esecuzione di una partitura con quel rigore musicale che esula da qualsiasi posa, ed è il frutto di un principio morale. Infaticabile anche nel tempo libero: le vacanze che si concede sono davvero incredibili alle volte; scalare il K2, o andare a fare lo Jumping in Sudafrica buttandosi in uno strapiombo terrorizzante, per lui non costituiscono alcun problema, al pari della sua forma atletica che gli consente di nuotare continuativamente per duecento vasche.
Capisco bene perché spesso alla sua richiesta di fare una vacanza in gruppo con amici, riceve regolarmente dei dinieghi.
Roberto, altra persona molto interessante ed eclettica. Se dovessi elencare uno per uno tutti i suoi interessi e qualifiche professionali non credo mi basterebbero alcune videate del blog. Diciamo che oltre a cantare è anche ginecologo, micologo, dietologo, ha interessi nei combustibili ecc.
Arriviamo alla serata della recita. Per Michela questo è un vero debutto, anche se molte volte ha cantato diverse arie della “Tosca” in tanti concerti è la prima volta che affronta il ruolo nell'intera opera.
Michela è una cantante straordinaria; è l’unica interprete italiana in assoluto capace di sostenere il ruolo di Isotta nel Tristano di Wagner che ha eseguito sotto la direzione di Gustav Kuhn. Voce agile potente e versatile, ha un’arma in più rispetto allo standard canoro: una solida formazione strumentale che le consente una visione musicale più profonda e accurata. Ma al pari di questo associa un incredibile talento teatrale che ne fa un’interprete superba. Michela è davvero grande durante la recita perché ha la capacità d’improvvisare quello che nelle prove tende a minimizzare, per non sprecare la genuinità dell’interpretazione che come dice lei deve essere “vera”.
Il tutto con un perfetto tempismo musicale, frutto di un talento non comune. Il ruolo di Tosca si addice perfettamente. Michela è Tosca. Passionale generosa e gelosa.
Michela Sburlati Costume di scena (Tosca)

Devo dire che mi sono ritrovato nella scena in cui Cavaradossi si becca una “lavata di testa”, per la gelosia che il ritratto dipinto dallo stesso con il viso della Contessa Attavanti istiga in Tosca. Non è molto diversa da quella che in più di un’occasione ho dovuto subire io, eh.
L’unico serio appunto si potrebbe fare allo scenografo, dove nel secondo atto che com’è noto si svolge interamente nello studio di Scarpia a Palazzo Farnese in Roma, ha piazzato in tutta la sua maestosità un’improbabile riproduzione del Cenacolo di Leonardo, che è un affresco, e quindi impossibile “spostare” dal refettorio Milanese. Chissà cosa lo avrà ispirato, a parte l’evidente mescolanza di arti italiane oltre che alla probabile ignoranza sulla precisa ubicazione del dipinto, forse il fatto che Scarpia mangia e di lì a breve sarà pugnalato da Tosca, quindi l’ultima cena di Scarpia, bah.
Altra incongruenza di carattere scenografico è il plotone d’esecuzione per la fucilazione di Cavaradossi nel terzo e conclusivo atto, formato da tre elementi (pochini), muniti di pistole di troppo moderna fattura, visto che siamo nella Roma ottocentesca.
Grande successo, teatro pieno e pubblico formato da moltissimi giovani. Notevole e giusta soddisfazione a persone che nella pur breve esperienza hanno fatto onore e dato lustro al nostro paese.

Da sinistra: Alex, Michela Sburlati, Marco Boemi, Peter Ultee (produttore per l'Europa), Roberto Pellegrino.
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Intercettazioni e... Veronesi
Pubblico dal blog di Piero Ricca questa "interessante" intervista fatta dallo stesso a Umberto Veronesi il 12 Giugno scorso, sulla questione delle intercettazioni. A mio avviso per molti aspetti inquietante, il documento può essere buon rivelatore delle ragioni per cui si è giunti ad una situazione politica davvero preoccupante.
Veronesi: Lei (la senatrice Serafini, ndr) ne fa una questione di principio e io sono d’accordo con lei. Intercettare per principio è un errore, è come aprire la corrispondenza…
Ricca: E’ uno strumento fondamentale d’indagine per molti reati adesso, professore.
V: Ci si deve arrivare senza intercettare!
R: Se no, alla Santa Rita come li beccavano? Se non c’è il pentito, come li beccano?
V: Fa niente, fa niente!
R: Fa niente? Quindi è meglio la macelleria sanitaria piuttosto che le indagini con intercettazioni?
V: Domani ti aprono la corrispondenza…
R: Io non ho nulla da nascondere. Un politico dovrebbe essere al di sopra del sospetto!
V: Sì, ma non puoi farti aprire la corrispondenza.
R: Santa Rita come la scoprivano senza le telefonate?
V: Chi se ne frega della Santa Rita!
R: Meglio la macelleria?
V: Meglio! Meglio! Meglio!
R: Questo è grave professore!
V: No, è gravissimo, ma è meglio!
R: Questo è grave, eh! Questo è grave professore!
V: Non si finisce più!
R: Lo strumento era legittimo. Intercettare degli indagati.
V: E’ come la legge sui pentiti! I pentiti cosa facevano? La legge sui pentiti non è sui pentiti, è sui delatori! Cioè, tu vieni premiato per la tua delazione.
R: Quante persone sono finite all’ergastolo? Quanti mafiosi sono finiti all’ergastolo con quella legge lì?
V: La Mafia, lo sai che si risolve liberalizzando le droghe! E’ inutile parlare…
R: E’ solo quello?
V: Ma certo! Devi prevenire la malattia, non curarla malamente!
R: Ma è solo quello il problema della Mafia?
V: Il primo è quello lì! Eh certo! La liberalizzazione…
R: E nel frattempo che si fa?
V: Ma nessuno ne parla perché gli interessi sono tanti!
R: Nel frattempo?
V: Il sistema sanitario va corretto!
R: Ma intanto i criminali che sono nella sanità, se non ci pensa la magistratura indagandoli e arrestandoli, come si fa a risolverlo? Lasciamo che uccidano la gente?
V: Ma non puoi superare certi limiti! Questo è il mio pensiero.
R: Va bene.
V: Perché se no non te la cavi più. E’ uno Stato di polizia!
R: No, è uno Stato di impunità, questo! SI passa da un eccesso all’altro!
V: No, è di polizia! Domani ti apriranno la corrispondenza!
R: Quindi secondo lei il problema più grande è la privacy? Rispetto all’impunità del potere è la privacy?
V: E’ la libertà, la privacy!
R: E l’impunità del potere dove finisce?
V: Ma no, perché non hai più limiti! Se tu intercettassi solo quello, alla fine tutti sono intercettati…
R: Quindi lei è contrario alle intercettazioni?
V: Per principio!
R: Ah, non si può mai fare?
V: Poi ci possono essere eccezioni. Ma la regola è di non intercettare. Invece qui la regola è di intercettare tutti gli italiani. Io sono intercettato, sicuramente sotto controllo. Lei è sotto controllo… Tutti siamo sotto controllo. Cosa vuol dire? Vuol dire che abbiamo perso la libertà di comunicare.
R: Ma un conto sono le intercettazioni giudiziarie, un altro conto sono quelle della ‘banda Telecom’ e degli spioni privati.
V: Ma no, perché il dubbio c’è sempre, basta una segnalazione: “beh, mettiamo sotto controllo”. Allora tu dici una scemenza qualsiasi a una ragazza…
R: Quindi lei è favorevole alla legge Berlusconi?
V: Non so cosa ha proposto lui, io parlo di principio.
R: Di far fuori le intercettazioni tranne che per Mafia e terrorismo.
V: Di principio, di principio! E’ una questione di principio, è quello che dico… E’ difficile poi andare sul fatto pratico… Io sono molto attento allo Stato di diritto.
R: Ma lei (la senatrice Serafini, ndr) faceva anche il caso del marito. Ma è mestiere del politico prendersi le banche con gli uomini d’affari delinquenti?
V: No, il marito non mi interessa… Ma non finisci più, non finisci più… Un domani che sei intercettato tu mi telefoni e io sono sotto controllo…
R: Ma un politico dovrebbe essere specchiato! Un politico dovrebbe essere trasparente.
V: Sì, ma lo so. Ma non basta!
R: Non basta essere trasparenti?
V: Non basta per giustificare le intercettazioni! Tu devi creare la cultura per cui i politici diventino trasparenti.
R: Quindi tra un secolo ne riparliamo?
V: Certo!
R: Per intanto ci teniamo Consorte, Previti e Dell’Utri, per intanto? E la Santa Rita?
V: Senti, il Paese sta andando in direzione opposta a quella che tutti scrivono…
R: Cioè dove sta andando?
V: Il Paese è più sicuro, gli omicidi sono andati al trenta per cento rispetto a cinque anni fa, l’Italia è il Paese che ha meno omicidi nel mondo. Ma nessuno se ne accorge. Abbiamo la più bassa mortalità infantile. Abbiamo la più alta quantità di vegetazione, di verde rispetto agli altri Paesi…
R: Sì, ma io sto ponendo il problema dell’impunità dei ceti di potere in Italia.
V: Sì, ma ho capito.
R: Quello è il problema che sto ponendo io. Esiste o non esiste?
V: Io sono per la prevenzione e non per la repressione. Questo è il mio principio.
R: Ah, non vanno repressi in attesa di un mondo migliore?
V: Certo che lo devi fare, usando degli strumenti leciti! Per me l’intercettazione è illecita come principio, come principio.
R: Va bene.
V: Perché il mondo è andato avanti…
R: Anche ‘Mani Pulite’ è nata da lì, ‘Mani Pulite’.
V: No, no!
R: Mario Chiesa l’hanno intercettato, se no non lo prendevano.
V: Mario Chiesa è stato… Qualcuno che ha detto, fortunatamente, ha detto…
R: L’hanno intercettato, professore.
V: Non deve esistere, non devi sorprenderti se qualcuno…
R: Ma se non scatta la sanzione reputazionale, capisce?
V: Ma più tu opprimi e sopprimi, non risolvi…
R: Bisogna seminare per il futuro?
V: Bravo!
R: E intanto ci teniamo i Mario Chiesa?
V: Ma non è quello! Non pensare che tu risolvi i problemi, rimetti il Paese in linea con le intercettazioni… Sei un illuso!
R: No, è uno degli strumenti…
V: E’ una goccia nel mare… Prenderai i tre della Santa Rita…
A questo punto il dialogo si chiude per volontà di Franco Mirabelli, un dirigente milanese del Partito Democratico, il quale chiede dapprima alla Digos e poi a uno dei presenti di sottrarre il senatore Veronesi alla nostra telecamera.
Petizione on line
Audio dal "Bolero" di Ravel
Questo è uno dei tanti files rigorosamente anonimi, che circolano nella rete o sono allegati alle e-mail. Il "solo" del trombonista è imperdibile. Ascoltatelo
Omaggio a Danny Kaye
Prendo spunto dal blog di Grigietta alias Barbara, (in questo momento i nostri blog hanno notevole parallelismo), per riproporre anche su questo schermo, il video che ha postato. Trattasi dello straordinario Danny Kaye, (da ragazzino lo consideravo un idolo, il mio attore preferito dopo che la Rai negli anni settanta trasmise un ciclo di suoi films), in una performance degna del suo inimitabile talento comico musicale. Kaye spiega al pubblico, con l'ausilio della New York Philarmonic, cosa e quali facce fa un direttore quando è rivolto verso l'orchestra, ma in questo caso lo renderà visibile, volgendosi verso il pubblico mentre dirige la Marcia dell'Aida.
Gloria
Cara Sandra, (io la chiamo così ma il suo vero nome è Alexandra con la x, che ci tiene), sapevi che prima o poi poteva accadere; ed è ACCADUTO! Tu violinista, figlia d'illustri musicisti: tuo padre grande violinista, tua madre grande pianista, i nonni non lo so. Dal lontano passato qualcuno ha infilato il filmatino su Youtube: si tratta del video di "Gloria", la famosa canzone di Umberto Tozzi che spopolò in mezzo mondo; molti ancora si domandano come ciò sia stato possibile. Prego osservare la bella ragazza bionda in piedi sulla sinistra, che fa il controcanto insieme al coretto. Sarebbe stato un peccato mortale non divulgare anche sul blog questa "chicca", eh eh ehhh.

Alexandra
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