Lo pubblico, non lo pubblico; vabbè va.
Qualcuno ha infilato nel "tubo" la registrazione fatta alla Chigiana in Siena di un Quintetto di Boccherini, trasmesso su Raiuno nel lontano 1984. Il "disgraziatissimo Antox" e il sottoscritto sono i Violini, oltre a Stefano Cardi (Chitarra), Luca Sanzò (Viola), Giuseppe Mulè (Violoncello).
Arrigo Quattrocchi, un ricordo.
Il pomeriggio di domenica scorsa saltellavo distrattamente tra un canale televisivo e l’altro, quando mi sono imbattuto su “Rainews
Conosco Arrigo fin dai tempi delle scuole medie, e la notizia è di quelle che ti arrivano come un cazzotto nello stomaco; sebbene estremamente addolorato voglio ricordarlo in queste poche righe per rivelare anche a chi non lo conosceva la straordinarietà della persona e la grande perdita che la cultura musicale italiana ha subito. Da diversi anni Arrigo era il conduttore oltre che ideatore di una magnifica trasmissione radiofonica in onda ogni fine settimana su radiotre dal titolo “Esercizi di memoria”. Questa piccola perla attingendo dal vastissimo e variegato archivio storico della Rai, ci regala sorprese e chicche notevolissime ogni settimana, oltre a numerose esecuzioni storiche.
Molti ascoltatori si sono negli anni affezionati alla sua voce e agli interventi e commenti sempre puntuali e intelligenti.
Collaborava con “Il Manifesto” in qualità di critico musicale da venti anni ed era autore di diverse pubblicazioni. Ad elencare tutta la sua attività potrebbe sembrare che stia parlando di un saggio e vecchio intellettuale; ma Arrigo aveva solo 48 anni. Ho nella mente il ricordo cristallino e perfettamente integro del bambino che vidi in un primo giorno di scuola tanti anni fa; camminava a fatica con le grucce, accompagnato dal papà, perché Arrigo era affetto fin quasi dalla nascita da distrofia muscolare, malattia che in maniera progressiva negli anni avrebbe totalmente precluso l’uso delle gambe. Quante cose ha dovuto superare, certamente l’attenzione che involontariamente provocava riscontrata negli sguardi degli altri, che di sicuro sentiva addosso; le pressioni psicologiche che questo ed altro comportavano. Tutto ciò non ha mai intaccato le sue peculiarità caratteriali che erano d’estrema gentilezza, modestia e generosità, mantenendole ben salde per tutta la vita. Arrigo era straordinariamente precoce. Già all’età di sedici anni scriveva articoli e critiche di concerti che erano regolarmente pubblicati. Ovviamente a scuola era il più bravo di tutti, ma non semplicemente il classico “secchione”, bensì una mente pronta e molto intelligente con una cultura e preparazione formidabili per la sua giovane età. E’ stato anche un pioniere della telematica: ben prima dell’avvento d’internet già partecipava su semplici bbs a forum musicali. Rispondeva sempre a tutti senza mai essere saccente. Come qualche volta accade tra i musicisti, per molti anni ci siamo persi di vista, fin, quando un giorno ricevo una sua telefonata che ora ricordo con nostalgia, nella quale m’informa di voler registrare due puntate del programma radiofonico dedicate a mio padre, di cui lui fin da piccolo era ammiratore. Era moltissimo tempo che non ci si sentiva seppure io lo seguissi spesso in radio, e fu piacevolissimo conversare con lui. Seguirono alcune mails, e dopo la messa in onda delle puntate mi richiamò esordendo così: “Quante sciocchezze ho detto?” Un esempio della sua genuina modestia. Naturalmente il programma era splendido e non ci poteva essere alcuna sciocchezza.
Molto di quello che Arrigo ci lascia è fortunatamente di facile reperibilità su internet: i suoi libri, gli interventi sempre illuminanti su svariati forum, gli articoli e le interviste. La sua grande cultura era sempre messa a disposizione di tutti senza alcuna vanità. Il dolore per la perdita prematura è grande, ma a parziale conforto tornano in mente le parole che il mio amico Enzo Decaro dice riguardo alla scomparsa di Massimo Troisi: “Del resto l’unico modo per portare accanto a noi le persone care e sopportare il fatto che non ci siano più, è pensare che per fortuna, per fortuna ci sono state”.
Ciao Arrigo.
Roma, Piazza Navona 8 Luglio 2008. Manifestazione contro la legge blocca processi, l'immunità per le alte cariche dello Stato e il pacchetto sicurezza del governo Berlusconi.
E' la prima volta che partecipo ad una manifestazione come questa. L'ho fatto perchè mai come ora sento l'urgenza di contrastare una reale e forte minaccia alla Costituzione Italiana. Tardo pomeriggio splendido a Roma, caldo afoso. Tantissima gente che diventa straripante col passare del tempo, fino a provocare il blocco totale di qualsiasi movimento. C'è non poca difficoltà che in alcuni momenti diventa fastidioso schiacciamento da parte della folla. Sono fortunato perchè del tutto inconsapevole imbrocco il punto della piazza in cui c'è l'entrata al retro palco. Incrocio quasi subito Piero Ricca, al quale, sotto ai miei occhi negano l'accesso per entrare al sotto palco che è riservato ai giornalisti ed è tutto transennato. Lo saluto e gli stringo la mano. Col passare del tempo mi sfilano davanti tutti gli organizzatori, gli aderenti, e gli oratori che si succederanno sul palco: Colombo, Flores D'Arcais, Di Pietro, Diliberto, Travaglio, Pardi, ecc. Ci sono stati interventi anche di Rita Borsellino, Moni Ovadia, Fiorella Mannoia, Andrea Camilleri, Beppe Grillo (in diretta telefonica), Sabina Guzzanti e altri. Purtroppo ignorando che la Guzzanti sarebbe intervenuta sono andato via poco dopo il collegamento con Grillo. Massiccia affluenza e grande folla; tutto questo fa bene a chi c'era e molto male a chi ha scelto di disertare, annunciando tempi biblici per una reazione che altresì, deve essere pronta ferma ed immediata. La miopia politica del Veltroni dialogante fa il resto. Alcune foto della manifestazione.





La folla 


Dal palco 





Le Tv




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Prologo
Ogni volta che sento dire: “La realtà supera sempre la fantasia”, credo d’aver ascoltato una frase fatta, banale ed inesatta; in quanto le ritengo due facce della stessa medaglia. Non potrebbe mai esistere la fantasia senza il sostegno di qualche pur minimo elemento reale che la stimoli.
Scrivo questo perché ho da raccontare brevemente una bella storia.
Il piccolo Alessandro (dodici anni) frequenta la seconda media presso il Conservatorio di S. Cecilia in Roma, ha cambiato sezione, perciò l’intera classe gli è completamente sconosciuta. Comincia rapidamente a prendere confidenza con i nuovi compagni e a stringere amicizie. Quasi altrettanto velocemente nota che tra le compagne ve n’è una che in maniera indiscutibile attrae la sua attenzione. Si chiama Michela, è bionda con gli occhi verdi e studia l’arpa; diciamo pure che Alessandrino è proprio cotto. Comincia a prendere confidenza, standole per quanto possibile sempre più vicino, stimolato anche dalla sensazione che Michelina non disdegna la sua presenza. Naturalmente Alessandrino essendo molto timido non avrà mai il coraggio di dichiararsi apertamente, ma inizia una tenerissima amicizia fatta dallo stare insieme all’uscita di scuola, riempiendo di chiacchiere la passeggiata necessaria ad andare a prendere i rispettivi autobus, che regolarmente si cerca di prolungare alle fermate successive per procrastinare il distacco. Inevitabile arriva la fine della scuola media e i due si perdono di vista con gran dispiacere. Passano diversi anni e pur frequentando lo stesso Conservatorio, salvo un paio di fuggevoli occasioni non si incrociano più: ognuno prende la sua strada. Michela si diploma brillantemente in arpa e si appresta ad iniziare una grande carriera. Scorrono più di venticinque anni, nel frattempo la giovane arpista ha ceduto la priorità al suo talento vocale ed è diventata un soprano di straordinaria qualità e grande successo.
La scorsa estate, nella più assoluta casualità navigando in internet quasi inciampo in un annuncio di concerto; trattasi di Michela che tiene un recital vocale a metà agosto. Rimango piacevolmente sconcertato, scopro il suo sito e gli lascio un messaggio. Il resto, iniziato lo scorso Novembre, è la prosecuzione di una scelta che due bambini si fecero trenta anni fa.
Appunti di viaggio
Una settimana d’inusuale intensità si è delineata l’ultima di Maggio. Domenica 25 Maggio, tappa a Napoli, nel bel (per quel che riguarda il restaurato primo piano, il resto purtroppo è in condizioni di abbandono) Palazzo Carafa Maddaloni. Ottimo concerto di Michela in duo col pianista Marco Scolastra, con esecuzioni musicali di autori quali: Longo, Casella, Pilati; particolarmente interessanti in quanto brani di raro ascolto, ispirati e musicati su famosi testi di Di Giacomo e Trilussa. Il Concerto dal titolo: “Echi di Napoli… e non solo”, fa parte di una stagione concertistica che si pone l’obiettivo della riscoperta di autori napoletani oggi ingiustamente dimenticati come Mario Pilati, morto a soli 35 anni nel 1938, che altresì nella sua pur breve vita raccolse successi e consensi.
Alex e Michela
Il giorno successivo partenza per
Kazan è una città di circa due milioni di abitanti, grande, senza essere enorme caotica trafficata e inquinata come Mosca. Si avverte un’evidente voglia di ricostruzione, interi quartieri si stanno edificando sulle rovine dei vecchi palazzi del socialismo reale sostituiti da nuove architetture di vari stili e colori, contrastando fortemente la statica ripetitività cementizia dei vecchi palazzoni sovietici che campeggiano come sopravvissuti. 
Ma anche alcune costruzioni di più antica data, (visto che Kazan è città che ha conosciuto splendore in epoca Zarista), sono finemente ristrutturate, quando ciò è possibile, altrimenti si procede alla demolizione.






Nell’elegante quartiere dove alloggiamo presso l’Hotel “Giuseppe” (il nome è del proprietario italiano, gli italiani non mancano mai, sono dappertutto e qualche volta come in questo caso fanno anche fortuna), poco distante v’è una grande isola pedonale costituita da una lunga strada attorniata da negozi di vario genere. 
La strada sbuca su una grande piazza dove di fronte v’è un enorme centro commerciale. La sensazione è che tutto questo sia qualcosa di molto simile ad una cattedrale nel deserto, i negozi pieni di merce sono pressoché vuoti di clienti, le persone passeggiano e si siedono sulle panchine della strada pedonale. Molti sono giovani che per contro però sembrano presi da uno sfrenato consumismo telefonico. Tutti hanno un telefonino. Gli unici negozi che hanno una frequentazione diciamo vivace, sono quelli che vendono telefonini.
Probabilmente la maggior parte dei beni di consumo più o meno voluttuari, che possono essere il televisore lcd di marca piuttosto che il portatile o la lavatrice ultimo modello, hanno un prezzo ancora troppo elevato per le esigue finanze della classe media lavoratrice. A dire il vero in tutta sincerità pensavo di trovare un’arretratezza economica maggiore; è la prima volta che visito 
Il teatro di Kazan è qualcosa di spettacolare. Completamente restaurato di recente e riportato al suo antico splendore, credo sia uno dei vanti della città. E’ un teatro antico, sopravvissuto alla palingenesi sovietica che volle tutte le cose di epoca Zarista completamente distrutte e ricostruite secondo i canoni estetici della rivoluzione. 




A questo punto devo parlare dei protagonisti. 
L’opera “Tosca” è inserita in un Festival dedicato all’opera italiana, dove l’infaticabile direttore d’orchestra Marco Boemi
(direttore principale all’opera di Kazan da sei anni) affronta in poco meno di dieci giorni “Traviata”, “Tosca”, e un Galà Pucciniano; oltre che nella successiva settimana “Dama di Picche”. Siamo tutti amici, la parte italiana del cast di “Tosca” comprende oltre a Michela Sburlati e al direttore Marco boemi anche Roberto Pellegrino nel ruolo di Scarpia; tutto il resto sono cantanti russi.
Le prove sono pochissime e con non molto tempo a disposizione. Marco, Michela e Roberto, si conoscono da tempo e sono molto affiatati. Tutto procede bene. La regista è anche la direttrice artistica del teatro, una donna energica e con una notevole carica adrenalinica, a tratti sembra un po’ isterica. Qualche incomprensione soprattutto nel merito di alcune scelte registiche che comunque restano dettagli nella totalità della messa in scena che appare quanto mai tradizionale. L’opera Italiana seppur famosissima non credo sia di abituale produzione in questo teatro, quindi la rappresentazione acquista importanza.
L’orchestra è buona con qualche eccellente prima parte.
Marco è bravissimo ad ottimizzare lo scarso tempo a disposizione e plasmare i livelli e le dinamiche dell’orchestra. Persona iper attiva, Marco è uno di quei direttori che (oggi sempre più raramente purtroppo) si accostano allo studio e alla esecuzione di una partitura con quel rigore musicale che esula da qualsiasi posa, ed è il frutto di un principio morale. Infaticabile anche nel tempo libero: le vacanze che si concede sono davvero incredibili alle volte; scalare il K2, o andare a fare lo Jumping in Sudafrica buttandosi in uno strapiombo terrorizzante, per lui non costituiscono alcun problema, al pari della sua forma atletica che gli consente di nuotare continuativamente per duecento vasche.
Capisco bene perché spesso alla sua richiesta di fare una vacanza in gruppo con amici, riceve regolarmente dei dinieghi.
Roberto, altra persona molto interessante ed eclettica. Se dovessi elencare uno per uno tutti i suoi interessi e qualifiche professionali non credo mi basterebbero alcune videate del blog. Diciamo che oltre a cantare è anche ginecologo, micologo, dietologo, ha interessi nei combustibili ecc.
Arriviamo alla serata della recita. Per Michela questo è un vero debutto, anche se molte volte ha cantato diverse arie della “Tosca” in tanti concerti è la prima volta che affronta il ruolo nell'intera opera.
Michela è una cantante straordinaria; è l’unica interprete italiana in assoluto capace di sostenere il ruolo di Isotta nel Tristano di Wagner che ha eseguito sotto la direzione di Gustav Kuhn. Voce agile potente e versatile, ha un’arma in più rispetto allo standard canoro: una solida formazione strumentale che le consente una visione musicale più profonda e accurata. Ma al pari di questo associa un incredibile talento teatrale che ne fa un’interprete superba. Michela è davvero grande durante la recita perché ha la capacità d’improvvisare quello che nelle prove tende a minimizzare, per non sprecare la genuinità dell’interpretazione che come dice lei deve essere “vera”.
Il tutto con un perfetto tempismo musicale, frutto di un talento non comune. Il ruolo di Tosca si addice perfettamente. Michela è Tosca. Passionale generosa e gelosa.
Michela Sburlati Costume di scena (Tosca)

Devo dire che mi sono ritrovato nella scena in cui Cavaradossi si becca una “lavata di testa”, per la gelosia che il ritratto dipinto dallo stesso con il viso della Contessa Attavanti istiga in Tosca. Non è molto diversa da quella che in più di un’occasione ho dovuto subire io, eh.
L’unico serio appunto si potrebbe fare allo scenografo, dove nel secondo atto che com’è noto si svolge interamente nello studio di Scarpia a Palazzo Farnese in Roma, ha piazzato in tutta la sua maestosità un’improbabile riproduzione del Cenacolo di Leonardo, che è un affresco, e quindi impossibile “spostare” dal refettorio Milanese. Chissà cosa lo avrà ispirato, a parte l’evidente mescolanza di arti italiane oltre che alla probabile ignoranza sulla precisa ubicazione del dipinto, forse il fatto che Scarpia mangia e di lì a breve sarà pugnalato da Tosca, quindi l’ultima cena di Scarpia, bah.
Altra incongruenza di carattere scenografico è il plotone d’esecuzione per la fucilazione di Cavaradossi nel terzo e conclusivo atto, formato da tre elementi (pochini), muniti di pistole di troppo moderna fattura, visto che siamo nella Roma ottocentesca.
Grande successo, teatro pieno e pubblico formato da moltissimi giovani. Notevole e giusta soddisfazione a persone che nella pur breve esperienza hanno fatto onore e dato lustro al nostro paese.

Da sinistra: Alex, Michela Sburlati, Marco Boemi, Peter Ultee (produttore per l'Europa), Roberto Pellegrino.
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Intercettazioni e... Veronesi
Pubblico dal blog di Piero Ricca questa "interessante" intervista fatta dallo stesso a Umberto Veronesi il 12 Giugno scorso, sulla questione delle intercettazioni. A mio avviso per molti aspetti inquietante, il documento può essere buon rivelatore delle ragioni per cui si è giunti ad una situazione politica davvero preoccupante.
Veronesi: Lei (la senatrice Serafini, ndr) ne fa una questione di principio e io sono d’accordo con lei. Intercettare per principio è un errore, è come aprire la corrispondenza…
Ricca: E’ uno strumento fondamentale d’indagine per molti reati adesso, professore.
V: Ci si deve arrivare senza intercettare!
R: Se no, alla Santa Rita come li beccavano? Se non c’è il pentito, come li beccano?
V: Fa niente, fa niente!
R: Fa niente? Quindi è meglio la macelleria sanitaria piuttosto che le indagini con intercettazioni?
V: Domani ti aprono la corrispondenza…
R: Io non ho nulla da nascondere. Un politico dovrebbe essere al di sopra del sospetto!
V: Sì, ma non puoi farti aprire la corrispondenza.
R: Santa Rita come la scoprivano senza le telefonate?
V: Chi se ne frega della Santa Rita!
R: Meglio la macelleria?
V: Meglio! Meglio! Meglio!
R: Questo è grave professore!
V: No, è gravissimo, ma è meglio!
R: Questo è grave, eh! Questo è grave professore!
V: Non si finisce più!
R: Lo strumento era legittimo. Intercettare degli indagati.
V: E’ come la legge sui pentiti! I pentiti cosa facevano? La legge sui pentiti non è sui pentiti, è sui delatori! Cioè, tu vieni premiato per la tua delazione.
R: Quante persone sono finite all’ergastolo? Quanti mafiosi sono finiti all’ergastolo con quella legge lì?
V: La Mafia, lo sai che si risolve liberalizzando le droghe! E’ inutile parlare…
R: E’ solo quello?
V: Ma certo! Devi prevenire la malattia, non curarla malamente!
R: Ma è solo quello il problema della Mafia?
V: Il primo è quello lì! Eh certo! La liberalizzazione…
R: E nel frattempo che si fa?
V: Ma nessuno ne parla perché gli interessi sono tanti!
R: Nel frattempo?
V: Il sistema sanitario va corretto!
R: Ma intanto i criminali che sono nella sanità, se non ci pensa la magistratura indagandoli e arrestandoli, come si fa a risolverlo? Lasciamo che uccidano la gente?
V: Ma non puoi superare certi limiti! Questo è il mio pensiero.
R: Va bene.
V: Perché se no non te la cavi più. E’ uno Stato di polizia!
R: No, è uno Stato di impunità, questo! SI passa da un eccesso all’altro!
V: No, è di polizia! Domani ti apriranno la corrispondenza!
R: Quindi secondo lei il problema più grande è la privacy? Rispetto all’impunità del potere è la privacy?
V: E’ la libertà, la privacy!
R: E l’impunità del potere dove finisce?
V: Ma no, perché non hai più limiti! Se tu intercettassi solo quello, alla fine tutti sono intercettati…
R: Quindi lei è contrario alle intercettazioni?
V: Per principio!
R: Ah, non si può mai fare?
V: Poi ci possono essere eccezioni. Ma la regola è di non intercettare. Invece qui la regola è di intercettare tutti gli italiani. Io sono intercettato, sicuramente sotto controllo. Lei è sotto controllo… Tutti siamo sotto controllo. Cosa vuol dire? Vuol dire che abbiamo perso la libertà di comunicare.
R: Ma un conto sono le intercettazioni giudiziarie, un altro conto sono quelle della ‘banda Telecom’ e degli spioni privati.
V: Ma no, perché il dubbio c’è sempre, basta una segnalazione: “beh, mettiamo sotto controllo”. Allora tu dici una scemenza qualsiasi a una ragazza…
R: Quindi lei è favorevole alla legge Berlusconi?
V: Non so cosa ha proposto lui, io parlo di principio.
R: Di far fuori le intercettazioni tranne che per Mafia e terrorismo.
V: Di principio, di principio! E’ una questione di principio, è quello che dico… E’ difficile poi andare sul fatto pratico… Io sono molto attento allo Stato di diritto.
R: Ma lei (la senatrice Serafini, ndr) faceva anche il caso del marito. Ma è mestiere del politico prendersi le banche con gli uomini d’affari delinquenti?
V: No, il marito non mi interessa… Ma non finisci più, non finisci più… Un domani che sei intercettato tu mi telefoni e io sono sotto controllo…
R: Ma un politico dovrebbe essere specchiato! Un politico dovrebbe essere trasparente.
V: Sì, ma lo so. Ma non basta!
R: Non basta essere trasparenti?
V: Non basta per giustificare le intercettazioni! Tu devi creare la cultura per cui i politici diventino trasparenti.
R: Quindi tra un secolo ne riparliamo?
V: Certo!
R: Per intanto ci teniamo Consorte, Previti e Dell’Utri, per intanto? E la Santa Rita?
V: Senti, il Paese sta andando in direzione opposta a quella che tutti scrivono…
R: Cioè dove sta andando?
V: Il Paese è più sicuro, gli omicidi sono andati al trenta per cento rispetto a cinque anni fa, l’Italia è il Paese che ha meno omicidi nel mondo. Ma nessuno se ne accorge. Abbiamo la più bassa mortalità infantile. Abbiamo la più alta quantità di vegetazione, di verde rispetto agli altri Paesi…
R: Sì, ma io sto ponendo il problema dell’impunità dei ceti di potere in Italia.
V: Sì, ma ho capito.
R: Quello è il problema che sto ponendo io. Esiste o non esiste?
V: Io sono per la prevenzione e non per la repressione. Questo è il mio principio.
R: Ah, non vanno repressi in attesa di un mondo migliore?
V: Certo che lo devi fare, usando degli strumenti leciti! Per me l’intercettazione è illecita come principio, come principio.
R: Va bene.
V: Perché il mondo è andato avanti…
R: Anche ‘Mani Pulite’ è nata da lì, ‘Mani Pulite’.
V: No, no!
R: Mario Chiesa l’hanno intercettato, se no non lo prendevano.
V: Mario Chiesa è stato… Qualcuno che ha detto, fortunatamente, ha detto…
R: L’hanno intercettato, professore.
V: Non deve esistere, non devi sorprenderti se qualcuno…
R: Ma se non scatta la sanzione reputazionale, capisce?
V: Ma più tu opprimi e sopprimi, non risolvi…
R: Bisogna seminare per il futuro?
V: Bravo!
R: E intanto ci teniamo i Mario Chiesa?
V: Ma non è quello! Non pensare che tu risolvi i problemi, rimetti il Paese in linea con le intercettazioni… Sei un illuso!
R: No, è uno degli strumenti…
V: E’ una goccia nel mare… Prenderai i tre della Santa Rita…
A questo punto il dialogo si chiude per volontà di Franco Mirabelli, un dirigente milanese del Partito Democratico, il quale chiede dapprima alla Digos e poi a uno dei presenti di sottrarre il senatore Veronesi alla nostra telecamera.
Petizione on line
Audio dal "Bolero" di Ravel
Questo è uno dei tanti files rigorosamente anonimi, che circolano nella rete o sono allegati alle e-mail. Il "solo" del trombonista è imperdibile. Ascoltatelo
Omaggio a Danny Kaye
Prendo spunto dal blog di Grigietta alias Barbara, (in questo momento i nostri blog hanno notevole parallelismo), per riproporre anche su questo schermo, il video che ha postato. Trattasi dello straordinario Danny Kaye, (da ragazzino lo consideravo un idolo, il mio attore preferito dopo che la Rai negli anni settanta trasmise un ciclo di suoi films), in una performance degna del suo inimitabile talento comico musicale. Kaye spiega al pubblico, con l'ausilio della New York Philarmonic, cosa e quali facce fa un direttore quando è rivolto verso l'orchestra, ma in questo caso lo renderà visibile, volgendosi verso il pubblico mentre dirige la Marcia dell'Aida.
Gloria
Cara Sandra, (io la chiamo così ma il suo vero nome è Alexandra con la x, che ci tiene), sapevi che prima o poi poteva accadere; ed è ACCADUTO! Tu violinista, figlia d'illustri musicisti: tuo padre grande violinista, tua madre grande pianista, i nonni non lo so. Dal lontano passato qualcuno ha infilato il filmatino su Youtube: si tratta del video di "Gloria", la famosa canzone di Umberto Tozzi che spopolò in mezzo mondo; molti ancora si domandano come ciò sia stato possibile. Prego osservare la bella ragazza bionda in piedi sulla sinistra, che fa il controcanto insieme al coretto. Sarebbe stato un peccato mortale non divulgare anche sul blog questa "chicca", eh eh ehhh.

Alexandra
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Anteprima concerto
Lunedi 22 Ottobre alle ore 21 presso il Teatro San Genesio in Via Podgora 1 a Roma, sarò presente all'anteprima concerto dello spettacolo musicale "Mangiaresti". Musicato e scritto da Giovanni Giannini, già coautore di commedie musicali di grande successo, quali: "I Promessi Sposi", e "Il Ritratto di Dorian Gray". L'ingresso è libero.


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Giovedi 13 Settembre
dalle ore 21, sarò ospite della trasmissione radiofonica "La luna e i falò", in onda su Nuova Spazio Radio, ascoltabile in diretta dal sito www.elleradio.it , dove ci sarà una breve intervista riguardo il libro "Suoni Distinti".
Alcuni estratti video dalla presentazione del mio libro "Suoni Distinti" presso la libreria "Liber.mente" in Roma il 22-6-2007.
Alcuni scatti.





Gli amici: Antox, io, Alexandra. Nell'altra foto: Hyroko.

Ringrazio Antox per le foto, Alexandra e Antonello per le riprese.
Grazie a tutti gli intervenuti.
E il Diavoletto scrisse un libro. Invito alla lettura
Permettetemi alcune tracce di personale pubblicità.
"Suoni Distinti", è il titolo del libro (una piccola raccolta di racconti), da me scritto, e pubblicato in questi giorni.
Venerdì 22 Giugno alle ore 18 presso la Libreria liber.MenTE, in Via del Pellegrino 94 Roma, verrà presentato il libro. L'ingresso è libero. Siete tutti invitati!

Se la curiosità vi rosica a tal punto da non poter fare a meno di leggerlo...
Il libro si può reperire in tutte le librerie nazionali tramite ordinazione, e via internet sui siti: www.internetbookshop.it , www.unilibro.it , www.dvd.it , www.libreriauniversitaria.it , ecc.
Avvertenza: non si restituiscono i soldi (13 Euro), se il libro non è gradito. In tal caso potrete sempre usarlo come poggia vivande.
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In London
La settimana scorsa insieme ad amici mi sono concesso tre giorni a Londra.

"La temperatura prevista oscilla tra i 7 e i 10 gradi; sai, il meteo di Sky non sbaglia mai...". Così mi diceva Alexandra, il giorno prima della partenza. 25-30, l'effettiva temperatura riscontrata in tutto il week end; alla faccia dei maglioni invernali spiaccicati nella valigia.






Il British Museum come anche la National Gallery e tutti i musei nazionali, sono completamente gratutiti. Le offerte per le attività museali sono facoltative. Splendida sorpresa e grande esempio di civiltà. 





La splendida Catherine, che ha avuto il coraggio (da leone), di metterci a disposizione il suo magnifico appartamento.

Gli amici e le amiche; da sinistra: Catherine, Paola, Paolo, Alexandra, Alberta. Foto 2: Antonello, Paolo, Io, Catherine.
Shopping da Burberrys. Oh yes... 
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Dino Asciolla
(Foto G.Passerini)
Una Viola per tutte le stagioni
Una Viola per Ennio e molto altro.
Prendo spunto dalla recentissima premiazione dell’Oscar alla carriera per Ennio Morricone, (visibilmente commosso l’altra notte nel ritirarlo dalle mani di Clint Eastwood e nel discorso di ringraziamento), e
da varie curiosità generate dai due post precedenti. Mi accorgo d’aver attivato il blog da quasi due anni, ed essere stato sempre alquanto generico riguardo alla mia persona e le attività che svolgo. Questo non per chissà quale forte egocentrismo, ma esattamente per ragione opposta. Scrivo non senza qualche difficoltà, ma con pacata determinazione, per la voglia di acquietare quei contrasti che convivono in me da molti anni e, come una sorta di terapia, tradurli in maniera ridotta sulla tastiera del computer.
Butto sulla virtuale carta rappresentata dallo schermo alcuni ricordi ed esperienze scrivendo di un musicista: Violista Dino Asciolla, (

(Foto G. Passerini)
Molti autori contemporanei gli hanno dedicato pezzi e concerti tra i quali anche Ennio Morricone, che ogni volta se ne presentava la possibilità cercava di assicurarsi la sua prestazione. Alcune tra le più belle colonne sonore di Morricone sono state ispirate concepite e scritte anche sul suo suono; i Kolossal televisivi Rai come “Mosè” e “Marco Polo” insieme a molti films li hanno visti collaborare insieme. Morricone gli ha anche dedicato un pezzo di musica contemporanea dal titolo “Suoni per Dino”. Varie le apparizioni televisive negli anni 70 e 80, che hanno contribuito a divulgare e far conoscere al grande pubblico uno strumento come la viola; con incursioni oltre che nel Jazz anche nella musica leggera: con Mina, De Andrè, ecc.
Alex e Dino Asciolla (Foto G.Passerini)

Uomo difficile e di spiccata sensibilità, dal carattere spesso intransigente. Provocava sovente impressioni estremizzate, senza vie di mezzo. Poteva risultare simpaticissimo soave e meraviglioso, ma anche puntiglioso e spigoloso. Nello studio e l’esecuzione musicale applicava supremo rigore, frutto del suo essere che poteva definirsi “puro”, poco incline quindi al compromesso, e più volte portandogli delusioni nei rapporti umani. Teneva delle lezioni di straordinario interesse se gli allievi erano bravi, pronti, preparati e ricettivi, e di scarsissimo entusiasmo da parte sua, se non li riteneva all’altezza.


Alex e Dino Asciolla ai corsi di Città di Castello
Tendenzialmente schivo come tutti i veri artisti, aveva delle debolezze dettate da un’acuta sensibilità, che facevano da contrappeso ad altre forze. Tra queste fragilità, c’era la paura di volare. Una volta in Romania, pur di non prendere l’aereo che lo avrebbe portato comodamente a Bucarest in meno di due ore, (la sera successiva avrebbe tenuto un importante concerto in diretta televisiva con la prima esecuzione assoluta del Concerto di Bartòk in Romania) preferì il treno: era
Ebbe un’infanzia difficile, che probabilmente ne condizionò il carattere.
La sua carriera fu principalmente solistica, ma ebbe una notevole varietà d’esperienze musicali, fece parte di prestigiosi complessi cameristici, ma il suo più grande desiderio fu sempre quello di suonare in un quartetto d’archi.

Alla fine degli anni settanta, quando i membri del celebre “Quartetto Italiano” gli proposero di entrare a far parte del complesso, in
sostituzione del loro violista Piero Farulli da tempo ammalatosi, accettò con grande entusiasmo, incurante delle posizioni partigiane scatenatesi in certi ambienti musicali. Onorato della proposta, interpretò il ruolo quasi come una missione di salvataggio, applicandosi in maniera certosina e totale. Durò poco più di due anni, quando apparve chiaro che la visione delle cose, e gli intenti, differivano completamente dagli altri. Diceva: “Non capisco perché in un tour di concerti, si debba suonare
Era così.
Era anche altro: imprevedibile.

Il giovanissimo Alex e S. Accardo (Foto F. Cicuto)
Come quando, dopo la mia prima esibizione pubblica (avevo undici anni), si presentò a sorpresa nel camerino con Salvatore Accardo, che per una singolare coincidenza, doveva fare un concerto con lui il giorno dopo nella stessa sala.
I ricordi si affollano nella mente, belli, brutti.
Era tormentato.
Le sofferenze interne che viaggiarono con lui, non lo abbandonarono mai. Furono invalicabili barriere che preclusero irrimediabilmente i legami affettivi, trasformandoli in indifferenza e rifiuto. Questo toccò anche me. Ruppi i rapporti. I suoi travagli sono oggi i miei.
Era Mio Padre.

Dino Asciolla (Foto
B.Calvo)


Il mio braccio sinistro

Pochi giorni fa ho ritirato dal liutaio (costruttore e restauratore di strumenti musicali) il mio Violino, dopo un lungo, delicato e periglioso lavoro di restauro durato più di un mese. Ho la fortuna di possedere uno strumento che si può considerare prezioso, è un G. Cappa, costruito nel 1698. Si capisce bene quindi la preoccupazione mia e del liutaio quando mi sono presentato con il Violino.
“Stavo più tranquillo se non venivi”, mi dice C col leggero accento romagnolo, rimastogli nonostante i moltissimi anni di residenza a Roma. C mi conosce in pratica da quando sono nato, ha nei miei riguardi un atteggiamento affettuoso e paterno, più o meno ho la stessa età di suo figlio.
Lui proviene da una famiglia d’importanti liutai, il padre e il fratello hanno costruito dei meravigliosi strumenti oggi considerati tra i migliori del novecento. Per contro, lui ha preferito fare il violinista fino all’età pensionabile, e solo in seguito si è dedicato al restauro degli strumenti; non ha mai voluto cimentarsi nella costruzione. Quasi ogni volta che prendo in mano questo Violino, non posso fare a meno di provare una certa emozione; pensate, quando è stato costruito, Bach aveva tredici anni e Mozart sarebbe nato più di cinquanta anni dopo. Chissà quali e quante mani sono passate, svariate generazioni di violinisti. Probabilmente è appartenuto a G. B. Viotti (1755 – 1824), noto violinista e compositore coetaneo di Paganini. Credo che questi strumenti, a differenza di qualsiasi altro oggetto antico (quadri, vasi, tavoli ecc.), siano una sorta di ricetrasmittente che ci collega col passato. Hanno un suono che li rende vivi, è la loro voce con la quale ci raccontano la storia vissuta. Ricordo ancora l’emozione che aveva N. Brainin, il primo violino del Quartetto Amadeus, quando, mi raccontava del suo magnifico Stradivari appartenuto a Joachim, (famoso violinista ottocentesco, amico di Brahms), che con quello strumento per giornate intere collaborò alla stesura della partitura del famoso concerto per violino e orchestra, a lui dedicato dallo stesso Brahms, nonché eseguendolo in prima mondiale.
Ci sono regole non scritte: una di queste è l’obbligo alla perfetta manutenzione dello strumento che certamente sopravviverà alla mia morte, ed è come un dovere custodirlo e consegnarlo nelle migliori condizioni possibili a chi mi succederà. Strumento sensibilissimo: sbalzi di temperatura, umidità, secco, caldo, freddo, sente tutto come un essere vivente; croce e delizia, perché può anche farti impazzire quando decide che non ne vuol sapere di “suonare bene”.
Ora è in splendida forma dopo il magnifico lavoro fatto da C, ma ancora non vuol dare il meglio di se, velando un poco la voce; si deve assestare.
Io lo considero il mio braccio sinistro.




Questa è la sua voce, ed in un certo senso anche la mia. (Perdonate la pessima qualità audio, ma sono tracce riprese in concerti dal vivo con microfoni di fortuna, riversati trasformandoli in file informatici alla meno peggio).
Il fatto è questo
Dovete sapere che nella vita di alcuni musicisti si susseguono esperienze di vario genere, alcune interessanti altre meno, altre ancora che si vorrebbe cancellare. Fra le varie e non certo tra le peggiori ci sono anche i cosiddetti turni di sincronizzazione, in genere la registrazione delle colonne sonore dei film per il cinema, lo stesso termine che vale per i doppiatori credo. Moltissimi sono i film di produzione non solo italiana che hanno avuto la musica incisa a Roma, con la gloriosa e ormai estinta “Unione Musicisti”, attualmente soppiantata da altre associazioni. Io e Antox (lui di certo più assiduamente), avendo cominciato molto presto, nel corso degli anni abbiamo collaborato parecchio con l’Unione, fino al periodo di poco precedente la scomparsa; in tutte queste sedute d’incisione qualche aneddoto s’è accumulato, e la coincidenza sopra citata mi ha riportato alla mente quello che riguarda il suddetto film. Generalmente quando si è chiamati per dei turni, non si ha la minima idea di cosa si andrà ad incidere, e spesso quando finisci non sai nemmeno per quale film e produzione hai lavorato, suoni quello che trovi sul leggio provi pochissimo e registri. La velocità nel lavoro è fondamentale essendo i turni unità temporali di tre ore ciascuno, meno se ne impiegano e più la produzione risparmia. Quella volta mi è rimasta impressa, non certo per la qualità del film ma per la presenza della protagonista.
Arrivai trafelato (come mio solito del resto perché costantemente in ritardo) nella grande sala Forum, dotata di ampio schermo per la proiezione dei cosiddetti “fotografici”, cioè le sequenze filmate sulle quali s’incide e si sincronizza la musica.
Erano già quasi tutti seduti, per non farmi notare troppo presi posto in una delle ultime sedie proprio davanti al vetro che separa la cabina del tecnico dalla sala d’incisione. Si comincia, saluto il mio compagno di leggio, e naturalmente essendo ritardatario vado a primissima vista; noto che c’è un certo nervosismo unito a fretta inconsueta, probabilmente c’è molta musica da incidere e non si vuole perdere tempo. Immediatamente si comincia a provare su un fotografico (una sequenza filmata, non sempre accade, qualche volta s’incidono intere colonne sonore senza alcun fotografico), è in bianco e nero (anche se poi il film è a colori) e si vede nemmeno tanto bene; alla direzione d’orchestra c’è un uomo piuttosto anziano con i capelli bianchi, e poco distante vicino al suo palchetto un ragazzo giovane, forse meno di trent’anni, che lo alterna nella direzione. Non faccio molto caso, perché la mia attenzione più d’ogni altra cosa è presa dal fotografico; “Scusa Massimo (il mio vicino) ma questa è… Bo Derek (attrice sex symbol americano anni 80)”. Curiosamente Massimo ha uno stranissimo sorriso stampato in faccia, non risponde, ma fa un lieve cenno indicando il vetro alle mie spalle, mi giro e per un istante credo d’aver perso la cognizione di tutto perché al di là della vetrata a non più di due metri c’era la luminosissima capigliatura bionda che ornava il viso munito di due ipnotizzanti occhi verdi azzurri acqua marina della straficona Derek, seduta dietro la consolle. D’altro canto devo aver prodotto qualcosa di esilarante sul mio volto, perché la straficona incrociandolo ebbe una specie di moto convulsivo seguito da un’ampia risata; probabilmente dal suo punto di vista aveva davanti un semideficiente modello Jerry Lewis, con bocca socchiusa in stato catatonico.
“Cominciamo bene, chette ridi”, pensai riprendendomi dopo qualche attimo.
Tutto questo naturalmente non agevolava la concentrazione (e non solo la mia), che poco dopo ebbe il definitivo colpo di grazia, quando alla visione del secondo fotografico, scoprimmo che il film in questione era erotico e anche discretamente spinto. Sorvolo sui commenti di facile immaginazione che immancabilmente seguivano ogni visione, provenienti soprattutto dalla sezione dei fiati, dotata d’alcuni elementi per così dire, ruspanti.

Nel frattempo in una piccola pausa il direttore piuttosto anziano si presenta; è Elmer Bernstein (famoso compositore americano di colonne sonore: “I Magnifici Sette” e tante altre) e il ragazzo vicino a lui di nome Peter è il figlio. Il ragazzo è autore di piccole parti della colonna che stiamo incidendo, ed Elmer che supervisiona e firma la composizione lo sta tenendo praticamente a battesimo aiutandolo nella registrazione. Conoscevo Elmer Bernstein di fama, avevo sempre pensato ad una parentela con l’altro famosissimo e grandissimo Leonard (Post Qui), apparentemente confermata da una certa somiglianza fisica che mi sembra di rilevare; scopro invece che trattasi d’omonimia, anche se per sua stessa ammissione, l’amicizia e la stima che nutre per “Lenny” è enorme. Comprendo d’essere alla presenza di produzione totalmente americana. Il produttore e regista del film è John Derek, (il marito della straficona, noto attore negli anni 50-60, passato ad altre attività tra un matrimonio e l’altro. Avrà sui 55 anni, all’incirca una trentina più di lei), bell’uomo dall’aspetto giovanile, giubbotto e occhiali scuri modello rayban che non toglie mai, le siede accanto dietro la consolle. Mi volto continuamente dietro il vetro alle mie spalle. Inutile affermare che la mia attenzione è distratta quasi totalmente dalla straficona, che oltretutto fa la spola un pezzo sì e uno no dalla consolle alla sala generando altresì situazioni curiose, in quanto più di un fotografico la ritrae senza veli e per così dire, in azione, nelle scene d’amore. Ogni volta che entra in sala per ascoltare direttamente l’esecuzione e non tramite le casse della cabina, si assiste ad una specie di terremoto fatto di sospiri marcatamente falsi, emessi dalla maggioranza degli esecutori. Certamente se ha delle timidezze, le nasconde molto bene, anzi sembra che la cosa non la faccia dispiacere. Noto peraltro che è poco più alta di un metro e mezzo; diciamo una specie di Littizzetto ma ottimamente proporzionata. Altrettanto curiosa la situazione del marito, tranquillamente seduto alla consolle. Essendosi calato nei panni del regista oltre che produttore ha diretto la moglie in tutte le scene, ed ora ne fa bella mostra a tutti. A questo punto devo per obbligo descrivere un collega violoncellista (e lo scrivo con piacere) scomparso pochi anni fa: Luciano Madami era il suo nome. Membro veterano e credo tra i fondatori dell’Unione Musicisti, ha partecipato ad innumerevoli sincronizzazioni, vecchio romano molto simpatico e dalla battuta mordace. Madami aveva una speciale caratteristica: quella di far parlare il suo violoncello, avete letto bene. Era cioè in grado di riprodurre perfettamente alcune parole con un timbro umano. Questo divertente passatempo tecnico, è una cosa abbastanza abituale tra violoncellisti e contrabbassisti, ne ho ascoltati diversi nelle mie varie frequentazioni, con risultati alterni; ma nessuno mai ha raggiunto la perfezione tecnica di Madami. Clamoroso era il suo “ma vaffanculo”, che regolarmente faceva girare tutti gli astanti convinti di aver ascoltato uno sboccato collega. Naturalmente il turpiloquio era parte integrante del repertorio di parole a disposizione, che di regola cercava d'ampliare con lo studio d’escamotage tecnici.
Siamo alla fine della giornata interamente passata in studio; piuttosto stanchi, abbiamo registrato tutta la colonna sonora. C’è aria di smobilitazione. I musicisti ripongono gli strumenti. I Derek a braccetto ci sfilano davanti; un nugolo di fotografi evidentemente avvertiti da qualcuno li attende all’uscita. Un attimo di silenzio, colto al volo con grande abilità frutto di anni d’esperienza, e; “Sto marchettaro”, eseguito alla perfezione dalla voce del violoncello di Madami suggella e sancisce la fine della giornata lavorativa.

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Vogliate perdonare l'assenza di qualsivoglia grafica e animazione. Semplice e scarno annuncio.
BUON NATALE a tutti, proprio a tutti.
VITTORIA. Chi la dura la vince.
Dopo una battaglia durata più di cinque mesi (Post Qui), il gestore Wind Libero Infostrada ha capitolato, accordandosi col sottoscritto a risarcirlo per tutti i disservizi creati. Naturalmente ho disdetto il contratto, e passerò ad altro gestore. Morale: se nell'intricato e mafioso sistema Italiano delle telecomunicazioni vi fanno qualche sopruso, non lasciategliela passare, perchè contano proprio su questo. RESISTERE SEMPRE.